venerdì, 05 dicembre 2008
corrdoio
Dal lbro appena uscito
"Partitura per spugne di mare e resine fossili"
una bellissima poesia di Cesare Callegari, ovvero l'altra metà di questo blog. E mi piace pubblicarla non solo perché Cesare ha scritto delle bellissime poesie, e questa in particolare mi ha colpito. Ma anche perché la radice della parola poesia risiede nel greco "poiein", ovvero FARE. Quando ho scritto il post "no they can't" qualcuno chiedeva "ma cosa possiamo fare?".  Credo che anche una poesia sia la risposta.


Nel taglio netto
Impollinando angeli attiralame,
la faccia mia, asciutta di granito, ha detto no.
Fronte stando, allo stomaco rivoltante,
da secoli riempito, del non chiarezze chiedere
che la mia mano ha armato di prodigi,
dita vuote si libravano nell'aria.
Nel riso scomposto che la liberazione adduce,
ho sputato sbavanti fumi,
rivelazioni scorrendo placido,sotto le palpebre chiuse.
Singole conoscenze che ruotano di piume,
madri, amate fascinazioni posticce,
rivelate come frumento piegato,
non sono più il mordente autunno,
che le foglie di sangue tinge.
Non esiste più vocabolario che prepara al crescere.
Non rimane più, per più di un'ora, la faccia piatta
e sbigottita di chi verde non vede il prato.

postato da: Nerobear alle ore 02:02 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesia, arte, , bellezza, cesare